Trieste prima per espatri nel 2022

Trieste si conferma la prima città d’Italia per incidenza di persone iscritte all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, nella lista dei comuni con più di 100mila abitanti. Accade ormai dal 2018. Una tendenza che continua nonostante il Covid, in grado solo di frenare leggermente le partenze durante la pandemia e subito dopo. 

È il quadro che emerge dall’annuale “Rapporto italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma, pubblicato nel 2022, con una i dati riferiti al 2021. Lieve flessione per chi ha deciso di lasciare il Friuli Venezia Giulia per stabilirsi in un nuovo Paese, erano 2.744 nel 2020, scesi a 2.602 nel 2021, nel dettaglio 1.226 donne e 1.376 uomini. Sono circa 35mila i triestini iscritti attualmente all’Aire, oltre 196mila quelli complessivi, nati in regione, e poi partiti per altre destinazioni dove si sono stabiliti in modo definitivo. 

Secondo Pierpaolo Roberti, assessore regionale con delega ai corregionali all’estero, «si tratta di un trend ridotto rispetto al passato per l’effetto dell’epoca Covid, ma è un dato che ormai da tempo è costante, l’obiettivo della Regione intanto rimane lo stesso, duplice, da una parte mantenere il collegamento con chi se ne va, dall’altro favorire le condizioni per il rientro». Secondo Roberti serve anche distinguere tra chi sceglie un percorso formativo all’estero, per poi tornare, e chi «se ne va ritenendo di non avere opportunità qui. Il compito della politica è far sapere a queste persone che negli ultimi tempi il tessuto economico di Trieste è cambiato. Siamo fiduciosi perché in questo momento storico tutto il Friuli Venezia Giulia è diventato molto attrattivo, penso alle multinazionali che si sono insediate e quelle che si stanno avvicinando al nostro territorio. In particolare sul fronte della ricerca applicata ci sono occasioni che altri Paesi, in questo momento, non possono offrire». 

L’Inghilterra resta ancora la prima destinazione per gli italiani che fanno la valigia, anche nel 2021. Secondo Pierpaolo Bastiani, imprenditore triestino da oltre 20 anni a Londra, «l’Uk rimane la nazione più gettonata anche perché il sistema di immigrazione dà la possibilità di venire senza visto per sei mesi. Per il lavoro e se ovviamente non si ha già il permesso permanente di vivere e lavorare (settled status) bisogna rispettare le nuove regole che includono un’offerta di lavoro già prima di partire, un salario minimo e la conoscenza della lingua. Per studiare invece non serve il visto, a meno che lo studente sia iscritto ad una scuola o università prima di partire. Ci sono anche offerte di “fast track” per lavoratori che possono coprire ruoli nella NHS, il sistema sanitario inglese. In più, i talenti eccezionali sono anche esenti da visto. E in generale il lavoro non manca, e le infrastrutture e investimenti stanno aumentando. Penso che l’UK rimarrà sempre una nazione di livello altissimo per start up e tecnologie avanzate».

Il rapporto della Fondazione, nelle note iniziali, spiega che «al 1° gennaio 2022 i cittadini italiani iscritti all’AIRE sono 5.806.068, il 9,8% degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia ha perso in un anno lo 0,5% di popolazione residente (-1,1% dal 2020), all’estero è cresciuta negli ultimi 12 mesi del 2,7% che diventa il 5,8% dal 2020. In valore assoluto si tratta di quasi 154 mila nuove iscrizioni all’estero contro gli oltre 274 mila residenti “persi” in Italia». Tra gli altri numeri diffusi una fotografia sull’età, le persone che hanno scelto l’estero «sono giovani, il 21,8% ha tra i 18 e i 34 anni, giovani adulti, il 23,2% ha tra i 35 e i 49 anni, adulti maturi, il 19,4% ha tra i 50 e i 64 anni, anziani, il 21% ha più di 65 anni, ma di questi l’11,4% ha più di 75 anni». A livello geografico «oltre 2,7 milioni sono partiti dal Meridione, più di 2,1 milioni dal Nord Italia, 15,7% è originario del Centro». La maggior parte degli expats ha scelto di non spostarsi troppo, il 54,9% degli italiani, quasi 3,2 milioni, si trovano in Europa.


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